Ti sei mai chiesto perché tanta gente parla di fondi europei ma quasi nessuno ci riesce davvero? Non è colpa della burocrazia. È colpa delle storie che ti raccontano — e che tu ti racconti — prima ancora di aver letto un bando.
Lavoro con i fondi europei da anni. Ho visto progetti brillanti morire per un errore formale e progetti mediocri passare perché scritti da chi conosce le regole del gioco. Ho visto imprese sganciare decine di migliaia di euro in consulenti inutili e altre farsi tutto da sole, risparmiando.
Quello che segue non è un articolo accademico. È una lista di cazzate che ti fanno perdere tempo, soldi e occasioni. Smontiamole una per una.
Mito 1: “Basta fare domanda e arrivano i soldi”
Cosa pensa la gente
La maggior parte delle persone immagina che il sistema funzioni così: trovi il bando, compili i campi, invii la domanda, aspetti l’esito e se vinci ti arrivano i soldi. Finito. Un click e via.
Come stanno davvero le cose
La domanda è letteralmente l’uno per cento del lavoro. Forse meno. Il vero lavoro inizia il giorno dopo la comunicazione di ammissione a finanziamento, e non finisce per due o tre anni.
Dopo la domanda entra in gioco il meccanismo della rendicontazione: devi dimostrare, documento per documento, che hai speso esattamente quello che hai dichiarato, nelle modalità previste, nei tempi stabiliti. Ogni euro speso deve essere tracciabile con fattura, bonifico ordinante-ordinatario, giustificativo di pagamento, contratto, DDT, ordine di acquisto. E spesso serve documentazione parallela — verbali di selezione del fornitore, tre preventivi comparati, dichiarazioni di spesa, relazioni tecniche periodiche.
Un progetto FESR tipico per una PMI richiede 15-20 documenti diversi nell’arco di 2-3 anni. Non sto esagerando: è la normalità.
Perché crea problemi concreti
Le imprese che partono con questa mentalità si trovano dopo sei mesi con un commercialista che non sa cosa sia un rendiconto UE, con spese fatte male, con fatture che non rispettano le regole di ammissibilità. Risultato: il progetto va in crisi, il rimborso viene negato, in alcuni casi si deve restituire quanto già percepito.
Il dato
Secondo il Rapporto annuale della Corte dei Conti europea 2023, il costo medio di compliance per i fondi strutturali è stimato tra il 3% e l’8% del valore del progetto. Su un progetto da 200.000€, significa dedicare tra 6.000€ e 16.000€ solo a tenere la contabilità a norma.
| Fase del progetto | Documentazione tipica richiesta |
|---|---|
| Avvio | Domanda di ammissione, progetto approvato, convenzione/decree |
| Esecuzione | Fatture, bonifici, DDT, contratti, 3 preventivi, verbali di selezione |
| Rendicontazione intermedia | Certificazione spesa, relazione tecnica, tabella finanziaria aggiornata |
| Rendicontazione finale | Tutto quanto sopra + rendiconto finale, relazione di chiusura |
| Post-progetto | Audit eventuale, conservazione documentale 10 anni, verifica in situ |
Mito 2: “I fondi UE sono soldi gratis”
Cosa pensa la gente
Soldi europei = regalo. Non li devi restituire, quindi sono gratuiti. Quindi conviene sempre prenderli, in qualunque condizione.
Come stanno davvero le cose
Quasi tutti i fondi europei richiedono un cofinanziamento. Questo significa che una parte del budget — tipicamente tra il 20% e il 50% — la metti tu di tasca tua. È scritto nella normativa, non è un’opzione.
Ma c’è di più. Anche la quota UE ha costi indiretti che nessuno ti cita mai nel bando: il consulente per la rendicontazione (se non sai farla da solo), il commercialista specializzato, il tempo del tuo personale dedicato al progetto, eventuali costi legali per i controlli. Sono spese reali, che escono dal tuo bilancio.
Facciamo un esempio concreto. Prendi un progetto da 100.000€ con cofinanziamento al 30%: tu metti 30.000€, l’Europa mette 70.000€. Sembra un affare, giusto? Ora aggiungi i costi di gestione: un consulente per la rendicontazione (5.000-8.000€ per la durata del progetto), il commercialista specializzato (2.000-4.000€), il tempo interno dedicato (dipendente che dedica il 10% del suo tempo per 24 mesi). Arrivi facilmente a 10.000-15.000€ di costi accessori.
Perché crea problemi concreti
Le imprese che trattano i fondi come “soldi gratis” non mettono in bilancio i costi di gestione. Quando arrivano i rendiconti e le richieste di documentazione, si trovano a spendere più di quanto previsto. In alcuni casi, il valore netto del progetto — dopo costi di compliance — è così basso che non valeva la pena.
ATTENZIONE: se sottovaluti i costi di gestione, rischi di trovare il progetto in perdita a rendiconto avviato. E a quel punto non puoi più tirarti indietro senza penali.
Conto economico reale di un progetto da 100.000€
| Voce | Importo |
|---|---|
| Budget totale progetto | 100.000€ |
| Quota UE (70%) | 70.000€ |
| Cofinanziamento tuo (30%) | 30.000€ |
| Consulente rendicontazione | 6.000€ |
| Commercialista specializzato | 3.000€ |
| Tempo interno stimato (dipendente) | 4.000€ |
| Costo reale a tuo carico | 43.000€ |
| Valore netto UE dopo costi | 57.000€ |
| Quota UE “gratis” vera | ~57% del budget, non 70% |
Mito 3: “Se vinci un bando hai già i soldi”
Cosa pensa la gente
Hai vinto. Ti hanno mandato la lettera di ammissione. Ora aspetti l’accredito e parti con il progetto. I soldi sono tuoi.
Come stanno davvero le cose
Vincere il bando significa avere il diritto al finanziamento, non avere i soldi. Sottile ma fondamentale differenza. I fondi strutturali — FESR, FSE+, FEASR, FEAD — funzionano a rimborso: tu spendi per primo, poi presenti la documentazione, poi — se tutto è a norma — ti rimborsano. Il prefinanziamento esiste, ma è parziale e arriva con ritardo.
Nella pratica italiana, il prefinanziamento è tipicamente tra il 10% e il 20% del budget approvato. La normativa europea prevede un anticipo massimo del 50% in casi eccezionali, ma le autorità di gestione nazionali e regionali lo riducono quasi sempre per ragioni di tesoreria. E quel 10-20% non arriva in una settimana: tra la comunicazione di ammissione e il primo accredito possono passare 2-4 mesi.
Perché crea problemi concreti
Le imprese che vincono un bando e iniziano a spendere contando sul prefinanziamento si ritrovano senza liquidità. Devono anticipare spese per mesi prima di vedere il primo rimborso. Se non hai una linea di credito o una tesoreria solida, il progetto ti mette in difficoltà finanziaria prima ancora di iniziare.
Timeline reale da approvazione a primo euro in banca
| Fase | Tempistica tipica |
|---|---|
| Comunicazione di ammissione | Giorno 0 |
| Invio documenti per convenzione/decree | Giorno 15-30 |
| Firma convenzione da parte dell’ente | Giorno 30-60 |
| Richiesta prefinanziamento | Giorno 60-75 |
| Erogazione prefinanziamento (10-20%) | Giorno 90-120 |
| Primo euro in banca | 3-4 mesi dopo l’ammissione |
| Prima rendicontazione (dopo spese effettuate) | Giorno 180-365 |
| Rimborso prima rendicontazione | Giorno 210-400 |
| Secondo euro in banca | 6-13 mesi dall’inizio |
Mito 4: “L’Europa finanzia tutto”
Cosa pensa la gente
Se il bando dice “finanziamento al 80%”, significa che l’UE copre l’80% di tutto quello che spendi per il progetto. Tutte le spese sono coperte.
Come stanno davvero le cose
I fondi UE coprono una percentuale del budget ammissibile, non di tutte le spese che fai. E la differenza tra spesa sostenuta e spesa ammissibile è un abisso. L’IVA non è ammissibile (se detratta). Gli interessi passivi non sono ammissibili. Le spese sostenute prima della data di inizio progetto (spese ante-facto) non sono ammissibili, salvo rare eccezioni. Alcune voci di spesa hanno tassi massimi fissati dal bando (es. massimo 500€ per attrezzature di seconda mano, massimo 120€ al giorno per missioni). I costi indiretti hanno tetti percentuali rigidi.
La percentuale massima di cofinanziamento indicata nel bando è spesso teorica. Nella pratica, la quota effettivamente rimborsata è inferiore perché alcune spese che hai fatto non passano il vaglio dell’ammissibilità.
ATTENZIONE: se conti sul 100% di copertura teorica per pianificare il tuo investimento, ti troverai a scoprire a rendiconto che una fetta delle tue spese non viene rimborsata. E quelle spese le hai già fatte.
Tassi di cofinanziamento reali per programma
| Programma | Cofinanziamento UE teorico | Quota mediamente rimborsata nella pratica |
|---|---|---|
| FESR — PMI | 50-70% | 45-60% (dopo esclusioni) |
| FESR — Grandi imprese | 30-50% | 25-40% |
| FSE+ — Formazione | 60-80% | 55-70% |
| Horizon Europe — R&I | 100% | 85-95% (spese ammissibili) |
| EIC Accelerator | 70-100% | 65-90% |
| LIFE — Ambiente | 55-60% | 50-55% |
| Interreg | 80-85% | 70-80% |
Mito 5: “È tutto trasparente e semplice”
Cosa pensa la gente
L’Unione Europea è la regina della trasparenza. Le regole sono scritte, pubbliche, chiare. Basta leggerle e applicarle. Se fai tutto come dice il bando, va tutto bene.
Come stanno davvero le cose
Il sistema è trasparente nei documenti ufficiali e opaco nella pratica. C’è una differenza enorme tra quello che è scritto nel regolamento europeo e come viene interpretato dall’ente che gestisce il bando.
Le linee guida regionali spesso contraddicono quelle nazionali. Un bando FESR gestito dalla Regione Lombardia ha regole di ammissibilità leggermente diverse da un bando analogo gestito dalla Regione Campania. La stessa Commissione Europea fissa regole generali, poi ogni Stato membro le adatta, e poi ogni Regione le adatta ancora. Il risultato è un mosaico di interpretazioni locali.
I bandi cambiano le regole tra una call e l’altra. Una spesa ammissibile nel bando 2023 può non esserlo nel bando 2024 dello stesso programma. Le FAQ ufficiali vengono aggiornate con mesi di ritardo. Le risposte dei help desk non sempre sono coerenti tra loro.
Perché crea problemi concreti
Le imprese che si affidano solo alla lettura del bando senza confrontarsi con chi ha già gestito progetti simili nella stessa Regione commettono errori che potrebbero evitare. La trasparenza formale nasconde un’opacità operativa che ti costa tempo e, a volte, il progetto intero.
Il dato
La Corte dei Conti europea, nel Special Report 23/2023 sui controlli dei fondi strutturali, ha rilevato che il 37% dei beneficiari FESR trova le regole “difficili da comprendere”. Non stiamo parlando di persone impreparate: sono beneficiari che hanno già vinto un bando e stanno cercando di rendicontare.
Mito 6: “I fondi li decide Bruxelles direttamente”
Cosa pensa la gente
L’Unione Europea ha un budget enorme e qualcuno a Bruxelles decide chi lo prende. La Commissione Europea valuta i progetti e assegna i soldi. Se il tuo progetto non passa, è colpa di “Bruxelles”.
Come stanno davvero le cose
Il 73% dei fondi UE destinati all’Italia — cioè i fondi strutturali: FESR, FSE+, FEASR, FEAD — funziona in gestione condivisa. La Commissione Europea fissa il quadro regolamentare generale e i macro-obiettivi. Ma la decisione su chi prende i soldi, quanto e quando la fanno gli enti intermedi: Regioni, Province autonome, Ministeri. Sono loro che scrivono i bandi, che valutano le domande, che erogano i fondi, che fanno i controlli.
Bruxelles non vede il tuo progetto. Bruxelles vede i dati aggregati che le Regioni le inviano ogni anno. La tua domanda la valuta un funzionario della Regione, o un gruppo di valutatori esterni incaricati dalla Regione.
Solo una minoranza di fondi è diretta: Horizon Europe, Erasmus+, LIFE, Europe for Citizens, Creative Europe. In questi casi sì, la Commissione o un’agenzia da lei delegata (come l’Agenzia esecutiva per la ricerca — REA) valuta direttamente la proposta.
Perché crea problemi concreti
Se pensi che “Bruxelles” abbia deciso di scartarti, sbagli. Probabilmente ha deciso un funzionario regionale che applica criteri locali. E se vuoi fare ricorso, lo fai davanti all’ente che ha gestito il bando, non davanti alla Commissione. Conoscere chi decide davvero — e come ragiona — cambia completamente la tua strategia.
Fondi diretti vs gestione condivisa
| Tipo | % sul totale fondi UE in Italia | Chi valuta la domanda | Esempi |
|---|---|---|---|
| Gestione condivisa | ~73% | Regioni, Ministeri, Province autonome | FESR, FSE+, FEASR, FEAD, PNRR |
| Fondi diretti | ~15% | Commissione UE o agenzie delegate | Horizon Europe, Erasmus+, LIFE, Creative Europe |
| Gestione indiretta | ~8% | Enti delegati (banche, camere di commercio) | COSME/CLIA, parti di Erasmus+ |
| Altri | ~4% | Vario | Strumenti finanziari, mix |
Mito 7: “Se perdi un bando hai fallito”
Cosa pensa la gente
Hai investito settimane a scrivere la proposta. L’esito arriva ed è negativo. Sei un fallito. Il tuo progetto non era abbastanza buono. L’Europa non crede in te. Meglio lasciar perdere e tornare a fare il tuo lavoro.
Come stanno davvero le cose
I tassi di successo dei bandi europei variano enormemente: dal 5% dell’EIC Accelerator al 35% di Eurostars. Questi non sono tassi di fallimento personale: sono tassi di competitività. In un bando con 500 domande e 25 posti, 475 progetti vengono scartati. Non significa che 475 progetti siano cattivi.
La cosa peggiore è che una fetta consistente delle proposte scartate viene bocciata per motivi formali, non di merito. Secondo i dati di APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), il 40% delle proposte italiane a Horizon Europe viene scartata alla fase di eligibility — lo screening formale — senza nemmeno arrivare alla valutazione di merito. Significa che quasi la metà delle proposte italiane viene eliminata prima ancora che un esperto legga il contenuto del progetto.
Manca una firma, il budget supera il tetto, il partner non ha il codice PIC valido, il formato del file è sbagliato. Errori banali che cancellano settimane di lavoro.
Perché crea problemi concreti
Chi si scoraggia dopo il primo rifiuto abbandona un sistema che premia la persistenza. Molti progetti vincenti sono versioni riviste di proposte precedentemente scartate. Il problema non è il progetto: è la presentazione.
Tassi di successo per programma e motivo di scarto principale
| Programma | Tasso di successo medio | Motivo scarto principale |
|---|---|---|
| EIC Accelerator | ~5% | Score insufficiente su “Excellence” |
| Horizon Europe (generale) | ~12-15% | 40% per eligibility (APRE) |
| Eurostars | ~30-35% | Impatto insufficiente |
| LIFE | ~15-18% | Budget non congruente |
| Erasmus+ (KA2) | ~20-25% | Qualità partnership debole |
| FESR — Bandi regionali | ~25-40% | Spesa non ammissibile |
| Interreg | ~30-45% | Componente transnazionale debole |
Mito 8: “I fondi sono per le grandi aziende”
Cosa pensa la gente
I fondi europei sono roba per multinazionali, grandi gruppi, università con uffici dedicati. La mia PMI di 15 persone non ha chance. I bandi sono scritti per chi ha un ufficio “European funding” con cinque persone.
Come stanno davvero le cose
La maggior parte dei fondi strutturali — quelli in gestione condivisa, che come abbiamo visto sono il 73% del totale — è destinata proprio a PMI, microimprese, enti del terzo settore e cittadini. I bandi FESR regionali sono spesso esclusivamente per PMI. I bandi FSE+ per la formazione sono aperti a qualsiasi dimensione aziendale. Il FEAD è per persone in condizioni di disagio.
I grandi player — Enel, Leonardo, TIM — accedono soprattutto ai fondi diretti: Horizon Europe per la ricerca, LIFE per l’ambiente, Connecting Europe per le infrastrutture. Ma sono una minoranza del sistema complessivo.
Il vero svantaggio delle PMI non è la dimensione, ma la mancanza di conoscenza delle regole del gioco. Una PMI di 10 persone con un project manager che ha letto tre bandi nella sua vita parte svantaggiata rispetto a una PMI di 10 persone che ha un consulente che ha gestito 50 progetti. La differenza è la competenza, non la dimensione.
Perché crea problemi concreti
Le PMI che si autoescludono prima di provare lasciano sul tavolo risorse che avrebbero diritto di usare. Nei fondi strutturali, la percentuale di risorse effettivamente utilizzate dalle PMI è spesso inferiore alla quota loro riservata — semplicemente perché non partecipano.
Destinatari per tipologia di fondo
| Tipo di fondo | Destinatari principali | Grandi imprese ammesse? |
|---|---|---|
| FESR — Bandi regionali PMI | PMI e microimprese | No (spesso esclusi) |
| FESR — Bandi aperti | PMI, grandi imprese, PA | Sì, con intensità ridotta |
| FSE+ — Formazione | Lavoratori, PA, imprese, enti | Sì |
| FEASR — Sviluppo rurale | Agricoltori, PMI rurali | Raramente |
| Horizon Europe | Università, centri ricerca, imprese | Sì, e spesso partner principali |
| LIFE | ONG, PA, imprese, università | Sì, ma come partner |
| Erasmus+ | Scuole, università, ONG, PMI | Limitatamente |
Mito 9: “Quando scade il bando è troppo tardi”
Cosa pensa la gente
Il bando scade il 15 marzo. È il 14 marzo e non hai ancora la proposta pronta. Troppo tardi. Perdere questa finestra significa perdere l’occasione per sempre. Meglio rinunciare.
Come stanno davvero le cose
I bandi europei hanno cicli regolari. Non sono eventi una tantum. Horizon Europe pubblica 2-3 call per anno per ogni topic del Work Programme. I fondi FESR regionali hanno bandi annuali o biennali. Erasmus+ ha scadenze fisse ogni anno. LIFE ha call annuali.
Se perdi una scadenza, c’è quasi sempre una prossima. L’eccezione è quando un programma sta chiudendo il ciclo di programmazione — ma anche in quel caso i fondi vengono riaperti nel ciclo successivo (2028-2034 per il prossimo settennato).
Detto questo, c’è un caveat reale che devi conoscere.
ATTENZIONE: il ciclo di programmazione 2021-2027 ha una data di chiusura contabile fissata al 31 dicembre 2026. Tutti i progetti devono essere rendicontati entro quella data. Le Regioni italiane sono in ritardo sulla spesa — non è un segreto, è nei documenti ufficiali. I fondi non spesi e non rendicontati tornano a Bruxelles. Se aspetti troppo, il bando potrebbe non esserci più perché la Regione ha già esaurito la dotazione o è a rischio decommitment. Questo non vale per tutti i bandi, ma vale per parecchi.
Perché crea problemi concreti
Chi pensa “aspetto il prossimo bando” rischia due cose. La prima è che il prossimo bando abbia regole diverse — e la proposta che avevi preparato non sia più adatta. La seconda, più grave, è che il fondo si esaurisca. Nel 2025 e nel 2026 le Regioni spingeranno per spendere tutto prima della chiusura del ciclo: i bandi potrebbero essere più aggressivi nelle regole, più stringenti nelle tempistiche, o semplicemente non esserci più.
La regola giusta: se vedi un bando adatto a te, non aspettare. Ma se perdi la scadenza, non mollare. Preparati per la prossima.
Mito 10: “Un buon progetto vince sempre”
Cosa pensa la gente
Se il tuo progetto è davvero innovativo, se l’idea è forte, se l’impatto sociale è reale, vincerà. Il merito vince sulla burocrazia. I valutatori riconosceranno il valore di ciò che proponi.
Come stanno davvero le cose
Il grant writing è una competenza tecnica. Non è letteratura creativa, non è marketing, non è pura tecnica. È una disciplina con regole proprie. Un progetto mediocre scritto bene batte quasi sempre un progetto brillante scritto male. Non perché i valutatori siano stupidi, ma perché hanno 30-45 minuti per leggere la tua proposta — e se non capiscono al primo passaggio cosa fai, perché lo fai, come lo fai e quanto costa, ti scartano.
Nei fondi diretti (Horizon Europe, LIFE, Erasmus+), la valutazione avviene su criteri espliciti con scoring numerico da 1 a 5. Tre criteri: Excellence, Impact, Implementation. Ogni criterio ha una soglia minima (di solito 3/5). Se prendi 4 in Eccellenza ma 2 in Implementazione, non passi la soglia. E un progetto con 3+3+3 su tutti e tre i criteri ti supera in classifica — anche se il tuo era “più innovativo”.
La forma conta quanto il contenuto. La struttura della proposta, la coerenza tra obiettivi e attività, la chiarezza del piano di lavoro, la credibilità del budget: sono tutti elementi valutabili che non c’entrano nulla con la bontà della tua idea.
Perché crea problemi concreti
Le imprese che investono tutto il tempo nello sviluppo dell’idea e zero tempo nella scrittura della proposta producono documenti che i valutatori non riescono a valutare. Non è un problema di lingua o di grafica: è un problema di struttura. La proposta non risponde in modo esplicito ai criteri di valutazione. Le attività non sono collegabili agli output. Il budget non è giustificato.
Risultato: un’ottima idea bocciata per 0,5 punti su un criterio.
Come i valutatori giudicano (criteri e peso)
| Criterio | Peso tipico | Cosa valutano davvero | Errori più comuni |
|---|---|---|---|
| Excellence | 40-50% | Innovazione, qualità metodologica, stato dell’arte | Idea generica senza confronto con il know-how esistente |
| Impact | 20-30% | Risultati misurabili, diffusione, sostenibilità | Impatto dichiarato ma non dimostrabile, nessun indicatore KPI |
| Implementation | 20-30% | Piano di lavoro realistico, budget credibile, competenze del team | Budget non coerente con le attività, partner non giustificati |
| Soglia minima | Per ogni criterio | 3 su 5 — sotto questa, sei fuori | Anche un solo 2 su un criterio elimina la proposta |
Come fare pratica: 5 azioni concrete per non farsi fregare dai miti
Se sei arrivato fin qui, sai già più della maggior parte delle persone che presentano domande per i fondi europei. Ora trasformiamo queste informazioni in azioni.
1. Calcola il TCO prima di presentare domanda
Non guardare solo al budget del bando. Calcola il Total Cost of Ownership: cofinanziamento + consulente + commercialista + tempo interno + riserva per imprevisti. Se il valore netto è inferiore al costo opportunità del tuo tempo, il bando non fa per te. Fai questo calcolo prima di iniziare a scrivere.
2. Costruisci la tua documentazione dal giorno zero
Non aspettare la rendicontazione per organizzare le carte. Crea una cartella di progetto dal giorno di avvio: ogni fattura, ogni bonifico, ogni contratto va archiviato immediatamente con la data di spesa, la voce di budget a cui si riferisce e il codice del progetto. Se lo fai in corso d’opera, la rendicontazione diventa un’ora di lavoro. Se lo fai a fine progetto, diventa un incubo di settimane.
3. Identifica chi decide davvero il tuo bando
Prima di scrivere una riga, scopri chi valuta. È un bando FESR regionale? La decisione la prende la Regione, non Bruxelles. Vai agli open day regionali, chiama il help desk, parla con chi ha già vinto. Capisci le priorità politiche locali — perché esistono e pesano nella valutazione. Adatta il linguaggio e l’impostazione a chi leggerà, non alla Commissione Europea.
4. Tratta il grant writing come una competenza, non come un optional
Il tuo progetto merita una buona proposta. Se non sai scriverla, impara. Ci sono corsi specifici, guide APRE e NCP, template ufficiali. Oppure affida la scrittura a qualcuno che l’ha già fatto — ma rimani tu il responsabile del contenuto. Il peggior errore è delegare tutto a un consulente senza capire quello che firma.
5. Non aspettare la scadenza: ma non-presentare alla meno peggio
Inizia a prepararti con almeno 8-12 settimane di anticipo sulla scadenza. Leggi il bando, costruisci il consorzio, sviluppa il budget, fai revisionare la proposta da qualcuno che non l’ha scritta. Se vedi che non fai in tempo, non presentare una proposta incompleta sperando nel miracolo. Il 40% delle proposte italiane a Horizon Europe viene scartata per errori formali: quasi la metà delle persone ha buttato via il proprio tempo per fretta.
Meglio perdere una scadenza e presentare una proposta solida alla call successiva. A patto che la call successiva ci sia — e che tu abbia letto il paragrafo sul ciclo 2021-2027.
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